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Stiamo andando verso una nuova, pericolosa, monocultura siderurgica?

Immagine del redattore: La Piazza Val di CorniaLa Piazza Val di Cornia

L'arrivo a Piombino di Metinvest sembra aver innescato, in tutte le forze politiche una sorta di riflesso condizionato per cui, quando si presenta un nuovo soggetto disponibile ad investire nella siderurgia, si ritiene che i problemi della città siano risolti e che non si debba fare altro che assecondare le richieste dei nuovi padroni. A noi sembra un atteggiamento molto pericoloso, non solo per le incognite che sempre gravano su progetti di investimento di questa portata, ma anche perché rischia di andare perduta l'ultima occasione per una modernizzazione della nostra economia verso un modello policentrico e articolato, che impedisca alle ricorrenti crisi del mercato dell'acciaio di causare il crollo dell'intera economia del territorio.


Registriamo, intanto, che il primo risultato concreto di questo progetto è che, con il tanto sbandierato memorandum di marzo, JSW è stata liberata da tutti gli impegni, ha potuto chiudere due impianti storici per i quali non aveva più interesse e, soprattutto, ha potuto procedere ad una drastica ristrutturazione mettendo fuori dal ciclo produttivo 850 lavoratori per i quali ad oggi non ci sono garanzie di futuro. Quale sarà il destino di questi lavoratori e, in particolare, di quelli ancora lontani dal traguardo della pensione? Quanti di questi saranno riassorbiti dal progetto Metinvest? Cosa sarà di loro dopo la scadenza dell'anno di cassa integrazione?


Alla preoccupazione per le sorti dei lavoratori e delle loro famiglie si uniscono numerosi dubbi sulle concrete modalità di attuazione dei progetti in campo. Al momento restano irrisolti molti aspetti tecnici: come il nuovo stabilimento si approvvigionerà di energia e di acqua, come saranno smaltiti o riciclati i rifiuti industriali e dove.


Ciò che soprattutto preoccupa è che, ancora una volta, si sacrifichi alla siderurgia qualsiasi altra opportunità di sviluppo per questo territorio, perdendo l'ennesima occasione di uscire dalla totale dipendenza dalla produzione di acciaio. Quali spazi portuali, ad esempio, saranno dedicati alla logistica dei due stabilimenti? Quanto rimarrà delle preziose aree retro portuali che potrebbero essere un importante fattore competitivo nell'attrazione di impresa? Nell'ambito degli accordi di programma si pensa di aprire una trattativa perché le aree non più utilizzate dalla siderurgia tornino nella disponibilità della città? Ci saranno concreti impegni per la bonifica delle aree di stabilimento? La discussione sugli accordi di programma sarà l'occasione per accelerare su altre vicende collaterali, come la messa in sicurezza della falda, la bonifica di Città Futura o delle aree IRFID?


In generale sarà preservata l'opportunità per avviare uno sviluppo anche in settori alternativi alla siderurgia o tutto sarà sacrificato alle esigenze di questa? Al momento, purtroppo, nessuno ne parla, e il rischio che si presenta è quello di un ritorno ad una versione aggiornata della monocultura siderurgica. Speriamo, ovviamente, che l'impegno delle istituzioni scongiuri questo scenario.


Comitato La Piazza della val di Cornia.

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